Nel nostro viaggio alla ricerca degli indirizzi da non perdere, abbiamo scoperto un angolo di storia e buona cucina a San Marco dei Cavoti: la Forgia, enoteca–ristorante. Questo posto mi ha trasmesso emozione ed ha una storia che merita di essere raccontata. Ci sono luoghi che sembrano custodire il tempo, angoli di territorio in cui la storia si intreccia naturalmente con la cultura del cibo e del vino. San Marco dei Cavoti, borgo di antichissima origine nel cuore del Fortore beneventano, è uno di questi. Di fondazione provenzale, è noto come patria del torrone e del croccantino – celebri produzioni locali celebrate ogni anno nel mese di Dicembre da una festa molto sentita e seguitissima – il paese conserva un’identità forte, autentica, profondamente legata alle sue tradizioni.

La Forgia Enoteca Ristorante - San Marco dei Cavoti - Ingresso
È proprio nel cuore del centro storico, nella suggestiva Piazza del Carmine, che trova casa La Forgia enoteca–ristorante, ricavata negli spazi che un tempo ospitavano un’antica bottega da fabbro. Un luogo che ha saputo rinascere senza tradire la propria anima, trasformando la memoria del ferro battuto in un progetto contemporaneo di ospitalità e cucina. Qui, Mariacristina Ionno e Giovanni Soriano hanno dato forma ad un sogno condiviso, restituendo vita e “anima” a questi ambienti, oggi restaurati con rispetto ed intelligenza. La Forgia accoglie l’ospite in un contesto caldo e senza tempo: pietra viva, legno, luci soffuse e una mise en place essenziale ma curata, che invita alla convivialità e alla lentezza. Le pareti raccontano una passione profonda per il vino, con una selezione ampia e ragionata che attraversa l’Italia, riservando particolare attenzione alle etichette campane e, soprattutto, sannite.

La Forgia enoteca ristorante - San Marco dei Cavoti - Particolare di una sala interna
Quella di Mariacristina Ionno è una cucina espressa, stagionale e fortemente identitaria, capace di valorizzare il territorio attraverso piatti ispirati alla tradizione locale, riletti con sensibilità contemporanea. Il menù, volutamente contenuto, è costruito con coerenza e precisione: poche proposte, legate alla stagionalità e alla disponibilità di prodotti e materie prime. Proposte tutte pensate per dialogare con i vini, scelti e raccontati con competenza da Giovanni Soriano, sommelier, anima del servizio e motore insieme a Mariacristina di questo luogo dal fascino per certi versi ancestrale. Ad accompagnare l’inizio della degustazione arriva il pane locale di San Marco dei Cavoti, fragrante e sincero.

Il pane di San Marco dei Cavoti
Per il vino, su consiglio puntuale di Giovanni Soriano, scegliamo una bottiglia di Serenere – Malvasia Nera di Cantina Due Palme, espressione autentica di uno dei vitigni più antichi del Salento. Ottenuto da Malvasia Nera in purezza, il vino si presenta nel calice con un intenso colore rubino, elegante con note di ciliegia e frutti rossi, ma anche sentori floreali e di erbe aromatiche. Vino decisamente piacevole con un bel tannino e una lunga persistenza. Ottimo compagno di viaggio per in nostro pranzo.

Serenere. Malvasia nera delle cantine Due Palme
La prima portata è un tagliere di salumi e formaggi che rappresenta un autentico omaggio alla tradizione sannita. In degustazione troviamo prosciutto affumicato sannita, capocollo, salamino e una pancetta di rara intensità, capace di emozionare per equilibrio e profondità gustativa. I salumi, firmati Vittorio Ciarcia, confermano una qualità eccellente e una lavorazione rispettosa delle materie prime. A completare il quadro, dei tocchetti pecorino bagnolese, dalla spiccata e intrigante nota sapida, e del pecorino di San Marco, entrambi perfettamente calibrati nel dialogo con il vino.

Salumi sanniti e pecorino Bagnolese
Arriva poi in tavola una vera chicca della memoria gastronomica locale in abbinamento al tagliere: il pane “scaunisco”, antica preparazione tradizionalmente legata al periodo natalizio, qui riproposta con grande sensibilità da Mariacristina Ionno. Realizzato con mosto fresco, farina di mais e un delicato tocco di cannella, è un assaggio che profuma di storia, di tradizione e di festa.

Pane scaunisco
Chiude questa prima sequenza una montanara dalla straordinaria fragranza, impreziosita da un battuto di porcini e tartufo, completato dalla rotondità del lardo. Nota rustica e contemporaneità, una proposta capace di sintetizzare perfettamente la filosofia della cucina de La Forgia.

Montanara con battuto di porcini e tartufo con lardo
Il percorso gastronomico prosegue con due primi piatti. Il primo assaggio è dedicato agli scialatielli di pasta fresca con una crema di Parmigiano Reggiano e tartufo nero: un piatto di grande finezza, in cui la pasta fatta a mano diventa veicolo di un equilibrio impeccabile tra sapidità, aromaticità e delicatezza. Il tartufo non sovrasta, ma accompagna, esaltando una preparazione che conquista per eleganza e misura.

Scialatielli di pasta fresca con parmigiano e tartufo
Il secondo primo è invece un sentito omaggio alla tradizione sannita: il celebre Cardone beneventano, piatto simbolo delle festività, qui proposto nel pieno rispetto della ricetta originaria. Il brodo di pollo, profondo e avvolgente, accoglie uova, parmigiano, tenere polpettine di vitello e naturalmente il cardo, ingrediente principe che conferisce al piatto carattere e riconoscibilità. Una calda coccola da concedersi quando fa freddo, un assaggio che sa di casa, di memoria e di ritualità condivisa.

Cardone beneventano
Come secondo, la scelta ricade su uno stracotto di Marchigiana all’Aglianico, una preparazione di grande tecnica e intensità. La carne, morbidissima e succosa, racconta una lunga e sapiente cottura, mentre il fondo al vino regala profondità e persistenza. A completare il piatto, funghi champignon che aggiungono una nota terrosa e armonica all’insieme. Davvero un signor secondo...

Stracotto di marchigiana all'aglianico con contorno di champignon
Il pranzo si chiude in dolcezza con il tiramisù della casa, una firma dell’Enoteca La Forgia che merita una menzione speciale: equilibrato, cremoso, mai eccessivo nella dolcezza, è senza esitazione tra i migliori tiramisù assaggiati, capace di lasciare un ricordo nitido e appagante. Accompagniamo il dessert con un giro di amari...

Il meraviglioso Tiramisù della Forgia
Il conto finale del menù degustazione è di 40 euro a persona compreso di vino e appare più che adeguato rispetto alla qualità delle materie prime, alla cura delle preparazioni, al servizio attento.
La Forgia a San Marco dei Cavoti è un luogo in cui il tempo sembra rallentare e la cucina diventa linguaggio del territorio. Qui ogni piatto nasce da una profonda conoscenza delle materie prime e da un rispetto sincero per la tradizione, reinterpretata con sensibilità e misura. Il lavoro di Mariacristina Ionno e Giovanni Soriano restituisce valore alla memoria gastronomica del Sannio, trasformandola in un’esperienza contemporanea, accogliente e mai forzata. Provare la cucina de La Forgia significa lasciarsi guidare in un racconto fatto di sapori autentici, vini scelti con cura e atmosfere che sanno di casa e di storia. È un luogo che non cerca di stupire, ma di convincere con la coerenza, con la qualità e con l’anima che si percepisce in ogni dettaglio.
Esperienze come questa rappresentano perfettamente la nostra filosofia, quella dei Templari del Gusto: raccontare realtà che mettono al centro il territorio, le persone, la loro storia e la cucina. Uscendo da Piazza del Carmine, con il passo lento e il ricordo ancora vivo, resta nitida la sensazione di aver vissuto qualcosa di autentico, di aver condiviso alcuni di quei momenti che continuano a farsi sentire anche dopo, come le storie migliori. Ci rivediamo presto…
Enoteca La Forgia
Piazza del Carmine n.7/8
San Marco dei Cavoti (Bn)
Tel. 351 920 9319
Visita il sito web dell’enoteca Ristorante La Forgia
Chi mi segue da tempo, sa bene che amo raccontare i luoghi, quelli capaci di regalare emozioni autentiche, capaci di parlare attraverso i profumi, i suoni, i colori. Questa volta il mio viaggio alla ricerca degli indirizzi da non perdere mi porta a Serino, nel cuore dell’Irpinia. Qui, immerso nel verde intenso di un bosco di castagni, si trova lo Chalet del Buongustaio, un rifugio di quiete e bellezza, un angolo di mondo dove il tempo sembra rallentare per lasciare spazio ai sensi e alla cucina d’autore.
L’atmosfera è quasi fiabesca: il legno caldo, il silenzio del bosco, il vento che muove le foglie con le tonalità meravigliose di questa stagione. Tutto invita a respirare, ad ascoltare, a lasciarsi andare al piacere della tavola e della natura. Lo Chalet è una struttura che già esisteva ed è stata reinterpretata con gusto, cura e maestria. Oggi accoglie gli ospiti in due sale panoramiche con vista sul bosco, un elegante ambiente al piano superiore e una terrazza spettacolare che domina l’intera vallata, perfetta per le serate estive.

Chalet del Buongustaio. Serino - Insegna
Gli interni sono moderni e raffinati, arredati con equilibrio e attenzione ai dettagli e raccontano uno stile semplice ma ricercato, capace di creare un’armonia perfetta con il paesaggio circostante. Ho trovato davvero meraviglioso il connubio del moderno e dei colori degli interni con la maestosa natura circostante. Qui nulla è lasciato al caso: ogni elemento, dal design degli arredi alla disposizione dei tavoli, contribuisce a creare un’esperienza sensoriale totale. Particolari sono i tavoli, le sedute, i divanetti e una mise en place semplice ma al contempo raffinata. In cucina troviamo Pasquale D’Urso e Andrea Raimo, a parer mio due fuoriclasse della ristorazione irpina che, con sensibilità e tecnica, conducono l’ospite in un viaggio nei sapori. Le loro creazioni partono dalla tradizione del territorio per trasformarsi in piatti contemporanei, creazioni eleganti e sorprendenti, dove la materia prima resta sempre la assoluta protagonista.

Chalet del Buongustaio. Serino - Comincia il nostro viaggio sensoriale
Ci accomodiamo al tavolo, prenotato per tempo, e come sempre diamo uno sguardo alla carta. Qui, ogni piatto racconta il territorio e segue il ritmo delle stagioni. Mentre guardiamo il menu, arrivano il pane e due tarallini alle mandorle e pepe, fragranti, perfetti come incipit.

Tarallini
A seguire ecco il delizioso benvenuto degli chef: pallotta cacio e pepe con mostarda di pere e polvere di prezzemolo, piccola coccola ma intensa, un concentrato di sapore e creatività. Un finger food d’autore che mi ha conquistato.

Pallotta cacio e pepe
A seguire, una novità, delle chips di patate fresce, croccanti e profumate, servite come entreé. Mai mi era capitato che mi servissero delle chips di patate prima dell'antipasto, ma devo dire che è davvero una scelta indovinata.

Chips di patate
Per accompagnare i piatti, scegliamo un vino irpino dal carattere deciso: TintoTerra di Giovanni Molettieri, un aglianico in purezza dal colore rosso intenso, con sentori di frutti di bosco, tannini eleganti e una freschezza vibrante. Perfetto per accompagnare i piatti e i profumi autunnali della cucina.

TintoTerra di Giovanni Molettieri
Cominciano le danze....Ecco il baccalà del contadino: baccalà con patate, fonduta di provola e tartufo irpino. Una vera esplosione di profumi e sapori.

Baccalà del Contadino
L’Orto d’Autunno è un tortino di millefoglie di patate con crema di zucca, porcini e semi di zucca croccanti, un piatto che racconta la dolcezza avvolgente della stagione autunnale. Un eccezionale esempio di gusto ed equilibrio...

L'Orto d'Autunno
L’altro antipasto che gustiamo è denominato in carta Uovo pochè Radici e Memoria, un uovo morbido coperto da spuma di pane con ragù di pollo e cime di rapa. Un piatto che sorprende con contrasti, un gioco di consistenze e profondità di gusto. Abbiamo scelto come antipasti dei piatti diversi ma accomunati da una filosofia sola: valorizzare l’essenza della terra con eleganza, sapienza e tecnica.

Uovo Pochè Radici e Memoria
Con i primi piatti cerco la vera anima irpina. I tagliolini al tartufo nero irpino sono emblematici in tal senso, profumati e cremosi.

Tagliolini al tartufo nero irpino
Gli ziti alla genovese reinterpretati con parmigiano, polvere di cacao e basilico sono uno dei must dello chef Andrea Raimo, confesso che speravo di trovare questo piatto in carta, visto che ne sono innamorato. La sua Genovese è un atto d'amore, un piatto che unisce memoria e modernità e crea dipendenza. Provare per credere....

Ziti alla Genovese
Altra sorpresa arriva con Sfumature d’Arancio, uno gnocco di zucca servito sotto una densa spuma di parmigiano, con polvere di mandarino, orzo e amaretto.

Sfumature D'Arancio
Questo è un piatto quasi poetico, in cui tutto sembra sospeso: dolcezza e sapidità si rincorrono in un gioco di consistenze e profumi che esplode ad ogni boccone.

Sfumature D'Arancio - Dettaglio
Ordiniamo poi un secondo da dividere e optiamo per la Tagliata abbraccio d’Irpinia. Una tagliata tenera e succosa, accompagnata da composta di albicocche, porcini e spinaci: piatto robusto ma elegante. L’abbinamento della carne con l’albicocca è un azzardo riuscitissimo. Chapeau!

Tagliata abbraccio d'Irpinia
Chiudiamo con un dolce che è insieme un gioco e un capolavoro estetico: il Tiramisù dello Chalet: una voluttuosa sfera di tiramisù accompagnata dal gelato al caffè.

Tiramisù dello Chalet
Accompagniamo il dessert con due giri di amaro Jefferson, perfetto per concludere un pranzo che è stato un autentico viaggio sensoriale.

Jefferson
Per il nostro pranzo paghiamo poco meno di 60 euro a persona: un conto che, di fronte a tanta qualità e cura, appare quasi sorprendente.
Lo Chalet del Buongustaio a parer mio è un luogo dell’anima, dove natura, cucina e ospitalità si fondono in un equilibrio raro. Qui si viene non solo per mangiare bene, ma per vivere un’esperienza. Infatti, lasciando lo Chalet del Buongustaio, la sensazione è quella di aver vissuto un’esperienza gastronomica completa, dove ogni dettaglio, dal servizio attento ma mai invadente, all’armonia tra sala e cucina, è curato con passione e misura. L’uovo pochè con cime di rapa, ragù di pollo e spuma di pane è un compendio di tecnica, sensibilità e memoria contadina. È una sorta di comfort food d’autore. Gli ziti alla genovese con parmigiano, polvere di cacao e basilico rappresentano uno dei piatti iconici dello chef Andrea Raimo e sono l’esempio più fulgido di quello che intendo quando parlo di tradizione irpina reinterpretata.
Il tagliolino al tartufo nero irpino è un inno alla stagione, un piatto fatto “come Dio comanda”: pochi ingredienti, esecuzione perfetta, sapori netti, profumi che inebriano.
E poi c’è Sfumature d’Arancio, quello gnocco di zucca con spuma di parmigiano, mandarino, orzo e amaretto, una creazione raffinata che resta nella memoria. Ben costruita e fornita la carta dei vini. Il servizio è professionale e veloce. Lo Chalet del Buongustaio è un luogo autentico e raro, dove la cucina non è mai spettacolo fine a sé stesso, ma racconto di territorio, esperienza sensoriale e, soprattutto, emozione. Pasquale D’Urso e Andrea Raimo in cucina sono eccezionali e riescono a condurre gli ospiti in un viaggio memorabile.
Lo Chalet del Buongustaio a Serino è il luogo ideale per una gita fuori porta, una cena romantica o semplicemente per riscoprire il piacere autentico del buon cibo immersi nella natura. Da segnare in agenda senza “se” e senza “ma” perché certi luoghi, quando riescono a toccare i sensi, diventano parte della nostra memoria gastronomica più bella.
Chalet del Buongustaio
Via Giffoni Valle Piana Snc
Serino (Av)
Tel. 392 534 36 21
Visita il sito web dello Chalet del Buongustaio
Nel nostro continuo viaggio alla ricerca di indirizzi e locali da non perdere, questa volta ci siamo fermati a Nola, città ricca di storia e cultura, nota tra le altre cose per la aver dato i natali a Giordano Bruno, per la storica Festa dei Gigli, e a quanto pare, anche per regalare piacevoli sorprese gastronomiche. Infatti Nola da tempo vive un importante “fermento” con tanti indirizzi e locali degni di nota.
In Via San Massimo, in posizione facilmente raggiungibile, si trova Mangiando sul Serio, un ristorante che colpisce fin da subito per la sua atmosfera accogliente e curata. L’ambiente si sviluppa in tre sale interne, arredate con gusto sobrio ma elegante, mai pretenzioso. I toni caldi, le sedute in legno e la luce soffusa contribuiscono a creare un clima rilassato e conviviale, ideale tanto per una cena romantica quanto per un pranzo informale. Durante la bella stagione, è possibile accomodarsi nella veranda esterna, un valore aggiunto che rende ancora più piacevole l’esperienza, soprattutto nelle serate primaverili ed estive. Il menu è ben calibrato e studiato con attenzione: propone un equilibrio interessante tra piatti di mare e di terra, segno di una cucina che cerca di accontentare gusti diversi senza perdersi in eccessive divagazioni. La carta dei vini, seppur non estesa, presenta etichette scelte con criterio, in grado di accompagnare bene le proposte della cucina.Da bere ordiniamo una minerale e due calici di Chardonnay Tellus di Famiglia Cotarella, un bianco ottenuto da uve chardonnay in purezza, dal colore giallo intenso e brillante. Al naso si apre con note agrumate e sentori di frutta a polpa bianca, mentre al palato si rivela fresco, sapido, persistente ma allo stesso tempo rotondo e strutturato: sarà un ottimo compagno di viaggio per l’intero pasto.

Chardonnay Tellus di Cotarella
Iniziamo il nostro pranzo con due antipasti di mare, entrambi ben presentati e curati nella composizione. Il baccalà in pasta kataifi adagiato su una delicata crema di topinambur e arricchito da foglioline di spinacino, è un piccolo capolavoro di equilibrio: la croccantezza dell’involucro contrasta con la morbidezza del baccalà, mentre la crema dona una nota dolce e vellutata che armonizza il tutto.

Baccalà in Kataifi su crema di topinambur e foglioline di spinacino
Il secondo antipasto è il polpo in doppia cottura, servito con la sua maionese, salicornia e finocchio glassato: qui la tecnica è protagonista. Il polpo risulta un po’ tenace ma saporito, la sua maionese ne esalta la sapidità senza coprirla, mentre il finocchio aggiunge una nota aromatica e lievemente acidula che pulisce il palato. Un piatto ben costruito, con tutti gli ingredienti ben distinti e uniti in un armonioso equilibrio.

Polpo in doppia cottura con la sua maionese, salicornia e finocchio glassato
Passando ai primi, restiamo nell’universo marino con due grandi classici, entrambi eseguiti con cura. Gli spaghettoni alle vongole sono un chiaro omaggio alla tradizione. Cottura perfetta della pasta e mantecatura precisa rendono questo piatto un “comfort food” di alto livello.

Spaghettoni alle vongole veraci
Il risotto con i frutti di mare, mantecato con olio extravergine d’oliva, è una vera sorpresa per delicatezza ed equilibrio: la sapidità naturale dei frutti di mare è bilanciata da una base neutra ma ricca, dove ogni boccone regala pulizia ed armonia. Un piatto elegante e raffinato, che dimostra padronanza tecnica e grande sensibilità.

Risotto con i frutti di mare
Come secondo, decidiamo di condividere un piatto e optiamo per il tataki di tonno, servito con pastinaca grigliata e una salsa teriyaki ben dosata. Il tonno è scottato alla perfezione, lasciato rosato al centro, mentre la teriyaki regala la giusta nota agrodolce senza sovrastare il sapore del pesce. Particolare la scelta della pastinaca grigliata che completa un piatto che risulta equilibrato e piacevole.

Tataki di tonno con pastinaca grigliata e salsa teiyraki
Chiudiamo in dolcezza con una millefoglie scomposta alla crema di ricotta e amarene: una rivisitazione interessante del classico dolce, dove la friabilità delle sfoglie incontra la voluttuosa cremosità della ricotta e le amarene. Un dessert che regala sorrisi senza risultare stucchevole. Accompagnamo il dessert con due grappe barricate.

Millefoglie scomposta con crema di ricotta e amarene
Il conto finale per il nostro pranzo è di poco più di 45 euro a persona, un prezzo più che corretto per la qualità della materia prima, l’esecuzione tecnica dei piatti ed il servizio offerto.
Mangiando sul Serio è un indirizzo da tenere in considerazione per chi desidera concedersi il piacere di un pranzo o una cena con piatti di mare e di terra ben studiati e presentati realizzati con prodotti di qualità. Il servizio è un altro punto a favore: veloce, attento e professionale, con un maître di sala loquace e affabile, sempre pronto a consigliare con competenza piatti e abbinamenti. Il baccalà in pasta kataifi adagiato su crema di topinambur e foglioline di spinacino è meraviglioso, così come il risotto con i frutti di mare, delicato e raffinato. Ho trovato poi il tataki di tonno meraviglioso.
Mangiando sul Serio si conferma come un indirizzo interessante e affidabile, capace di offrire un’esperienza gastronomica completa in un ambiente curato e accogliente. Una cucina che punta alla qualità senza orpelli, senza eccessi, dove ogni dettaglio è pensato per valorizzare la materia prima. Se ti trovi a Nola o nei dintorni, segna questo ristorante in agenda: che sia per una pausa pranzo o per una cena rilassata, qui si mangia davvero… sul serio.
Mangiando sul Serio
Via San Massimo n.131
Nola (Na)
Tel. 388 929 5831
Visita la pagina Fb di Mangiando sul Serio
Siamo tornati nel Sannio beneventano, precisamente a Limatola, il comune più occidentale della provincia di Benevento. Qui c’è una vera perla della cucina di mare: La Taverna delle Follie. Una scommessa audace, intrigante ma assolutamente vincente, quella di proporre pesce fresco e una cucina di mare autentica in un territorio vocato soprattutto alla cucina di terra. La Taverna delle Follie si trova in una zona tranquilla del paese, lontano dal rumore, dove si respira fin da subito un’aria rilassata. L’interno è curato nei dettagli: c’è l’ingresso, poi una sala luminosa, dai toni che richiamano il blu del mare, semplice ma raffinata. Anche la mise en place è sobria ma raffinata. Un dettaglio che mi colpisce è la presenza, su ogni tavolo, di un piccolo bonsai di ulivo, un omaggio elegante ad una delle piante simbolo del territorio sannita. C’è anche un giardino attrezzato e curato, qui durante la bella stagione si può pranzare o cenare all’aperto.

La Taverna delle Follie. Limatola - Insegna esterna
Da bere ordiniamo una minerale e due calici di Falanghina del Sannio DOP Taburno delle Cantine Inanella, fresca e profumata, perfetta per accompagnare il nostro pranzo a base di pesce.

Taburno Falanghina del Sannio DOP di Cantine Iannella
Il menù è snello, con quattro proposte per ogni portata, e cambia spesso in base alla disponibilità delle materie prime e del pescato. Un segno di attenzione e rispetto per la stagionalità, che si riflette anche nella qualità del piatto. Arriva il benvenuto dello chef: una polpettina di pesce: tonno e salmone, accompagnata da una maionese artigianale che regala cremosità e gusto e paprika dolce. Ottimo incipit. Un inizio semplice ma ben eseguito, che apre le danze.

Il benvenuto dello chef
Cominciamo con due antipasti. Il tonno scottato con salsa di cimichurri e cime di rapa è un piatto elegante e ben bilanciato, dove la verdura con la sua nota amarognola incontra la morbidezza del tonno. Un tonno di pregevole fattura. Piatto super grazie anche alla presenza della salsa chimichurri (tipica della cucina argentina a base di origano, aglio, prezzemolo e peperoncino).

Tonno scottato con salsa Chimichurri e valeriana
Non da meno la seppia grigliata con zucca e semi di zucca, un abbinamento inaspettato ma devo dire riuscitissimo, con la dolcezza della zucca esalta la sapidità della seppia.

Seppia grigliata con zucca e semi di zucca
Gli antipasti non hanno fatto altro che confermare le nostre impressioni positive. Proseguiamo con i primi. Gli spaghettoni al gambero rosso e la sua bisque sono piatto intenso, con una bisque ricca e spaorita che valorizza al massimo il crostaceo. Questi spaghetti sono il Paradiso per chi ama il sapore del mare.

Spaghettoni al gambero rosso e la sua bisque
Sorprendenti e gustosi gli gnocchi artigianali con porcini e vongole veraci: un incontro terra-mare dal sapore deciso, equilibrato e avvolgente.

Gnocchi artigianali con porcini e vongole
Decidiamo di prendere anche un secondo piatto da dividere e scegliamo il salmone in salsa teriyaki con topinambur e baby verdure, in questo caso le carotine. Una proposta fusion che rappresenta un mash up riuscitissimo, che non forza la mano, dove la dolcezza della salsa si equilibra con la nota terrosa del topinambur.

Salmone in salsa Tereyaki con topinambur e carote baby
Saltiamo il dolce e chiudiamo con due limoncelli, serviti ghiacciati come da tradizione.

Limoncello
Il conto finale del nostro pranzo alla Taverna delle Follie è di 90 euro in due: un prezzo più che corretto per la qualità delle materie prime, la presentazione dei piatti e l’attenzione riservata al cliente.
La Taverna delle Follie è un indirizzo da segnare per chi cerca una cucina di pesce autentica e creativa, in un contesto tranquillo e curato, dove ogni dettaglio è pensato con gusto. Le proposte di cucina sono convincenti e la materia prima eccellente. Tra gli antipasti da non perdere il tonno scottato con salsa di cimichurri e verdure. Gli spaghettoni al gambero rosso e la sua bisque belli sapidi e invitanti sono un tripudio di sapore, gli gnocchi con porcini e vongole sono un perfetto mix di cucina di terra e mare. La carta dei vini è snella ma curata e privilegia le etichette del territorio sannita, il servizio è veloce ed informale. Corretto il rapporto qualità-prezzo. In un’epoca in cui spesso si punta più sull’apparenza che sulla sostanza, qui si lavora in controtendenza: pochi piatti in carta ma fatti bene, con pesce fresco e prodotti di qualità, piatti che raccontano una storia di passione per la cucina di mare ma senza perdere di vista il legame con il territorio. Se ti trovi in questa parte di Sannio, non avere dubbi, una tappa qui alla Taverna delle Follie a Limatola è quasi obbligatoria.
La Taverna delle Follie
Via San Biagio n.14
Limatola (Bn)
Tel. 0823 145 4365
Ci sono luoghi dove non vai solo per pranzare o cenare ma che ti raccontano una storia e ti lasciano dentro un’emozione difficile da spiegare. Non è solo una questione di piatti ben eseguiti, di materia prima eccellente o di location suggestiva: è quell’unicum, quell’armonia sottile che nasce quando tutto (ambiente, materia prima, filosofia) si fonde in un’esperienza che resta nella memoria. Da Rocco Caggiano, a Grottaminarda, succede proprio questo. Per noi, ogni visita qui è una conferma: quella di trovarci in un luogo speciale, dove la brace non è solo una tecnica, ma un linguaggio profondo, quasi primitivo.

Rocco Caggiano.Grottaminarda - Ingresso
Qualche anno fa, siamo stati forse i primi a raccontarti di Rocco Caggiano, e la cosa più bella è che, nel tempo, in tanti hanno seguito il nostro consiglio e se ne sono innamorati. Perché Rocco Caggiano è qualcosa che va oltre la ristorazione, è un custode della tradizione, è quello che amo definire un artigiano del gusto, innamorato di quello che fa.

Rocco Caggiano. Grottaminarda - Insegna Esterna
La magia comincia appena si varca la soglia: l’intero ristorante si trova all’interno di un’ex dogana aragonese del 1467, riportata in vita con un restauro meticoloso, attento, accurato che ha rispettato l’anima originaria del luogo. La pietra domina e rassicura, raccontando storie antiche. Il legno è protagonista nei pavimenti, nei tavoli antichi nelle sedute, nei dettagli e aggiunge calore e intimità. Il locale si articola in due ambienti: al piano superiore c’è la sala che si sviluppa in lunghezza ed in fondo c’è la cucina con la brace Josper a vista, cuore pulsante del progetto; al piano inferiore, una sala più raccolta, quasi una cantina, dove il tempo sembra rallentare. A completare il quadro, una dispensa “viva” con salumi, formaggi e conserve. Rocco Caggiano ha anche un piccolo spazio esterno ideale per le serate più miti.

Rocco Caggiano. Grottaminarda - Un suggestivo angolo del locale
Ma il tocco che fa la differenza è quello di Iole, compagna di vita e d’impresa di Rocco. È lei a dare anima all’ambiente: dagli oggetti scelti con cura agli arredi di recupero, fino a una mise en place che riesce ad essere raffinata senza mai risultare pretenziosa. È uno di quei posti in cui mi siedo e penso: “sono esattamente dove vorrei essere".

Rocco Caggiano. Grottaminarda - La particolare mise en place
La passione per la carne qui è di casa, letteralmente: il ristorante nasce infatti accanto alla storica macelleria di famiglia. Ma Rocco Caggiano ha fatto molto di più che proseguire una tradizione: l’ha elevata.
La sua selezione delle materie prime è maniacale, frutto di una rete di collaborazioni con allevatori e agricoltori che condividono la sua filosofia. E poi c’è la frollatura, che qui è trattata come un’arte a sé, tra studio, pazienza e conoscenza profonda del prodotto.
Tutto ruota attorno al fuoco, vera firma della cucina di Rocco. Non a caso il suo "claim" è il sapore del fuoco. Dal primo all’ultimo piatto, ogni ingrediente incontra la brace, in una danza ancestrale che richiama la cucina primordiale, quella che scalda il cuore prima ancora del palato.

Rocco Caggiano. Grottaminarda - Uno dei tavoli interni
Sfogliare la carta è come leggere un diario di viaggio: ogni voce ha un senso, ogni scelta è ponderata. Si può optare per uno dei due percorsi degustazione (di cinque o sette portate) oppure scegliere à la carte. Tra antipasti con verdure che parlano del territorio, crudi eleganti, battute di manzo, tagli frollati con amore e tecnica, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ogni piatto è un invito a scoprire, ad ascoltare, a lasciarsi sorprendere. E non serve essere fanatici della carne per innamorarsi: qui il gusto è democratico, inclusivo, autentico. Noto con piacere che Rocco Caggiano ha arricchito il menù con pietanze capaci di accontentare i gusti di tutti non solo quelli dei meat lovers.
Ci accomodiamo al nostro tavolo, il primo gesto che ci accoglie è un piccolo, inaspettato rito di benvenuto: un calice di acqua aromatizzata con anguria, limone e anice stellato. Un mix freschissimo, quasi estivo, che pulisce il palato e prepara alla cena.

L'acqua aromatizzata con anguria, limone e anice stellato
Segue subito il benvenuto dello chef: un crostino dorato, croccante e profumatissimo, sormontato da una patate, radicchio e un tocco sapido e avvolgente di aceto balsamico. Un boccone che gioca con le consistenze e con i contrasti, e che ci accompagna con eleganza verso gli antipasti.

Il Benvenuto di Rocco Caggiano
Da bere optiamo per un vino bio, Vespro Rosso di Tofano Vini, un rosso naturale prodotto senza uso di sostanze e additivi chimici, che rispetta il rapporto tra uomo e ambiente e il territorio.

Vespro Rosso di Tofano Vini
Arriva il pane Irpino con l'olio Evo....

Il pane Irpino con l'olio Evo di Ravece
Si comincia con gli antipasti. La nostra scelta si apre con un piatto che è un tributo alla cucina locale: l’uovo con la ciambottella grottese, una preparazione tipica proprio di Grottaminarda. L’uovo è cotto con una precisione millimetrica: albume morbido, tuorlo vellutato, quasi fondente. La ciambotta – una sinfonia di pomodoro e peperoni – lo avvolge con la sua dolcezza rustica e intensa. Un piatto che scalda il cuore e rispetta il territorio. Avrei fatto volentieri il bis...

Uovo con la ciambottella grottese
Proseguiamo con dei fiori di zucca farciti con ricotta vaccina di Montella e zafferano Irpino. Morbidi, aromatici, perfettamente bilanciati, raccontano un’Irpinia contadina che sa sorprendere con semplicità.

Fiore di zucca ripieno di ricotta vaccina e zafferano irpino
Poi arriva una melanzana scomposta con spuma di scamorza affumicata e pomodoro. Un equilibrio perfetto tra intensità e freschezza, tra sentore di fumo e dolcezza, tra consistenza e leggerezza.

Melanzana con spuma di scamorza affumicata e pomodoro
Impossibile venire qui e non lasciarsi guidare verso le proposte di carne, vero manifesto della cucina di Rocco. Ecco Il filetto di manzo cotto alla brace, servito con burro di montagna ed erbe aromatiche, adagiato su un letto di grano cotto. Tenerissimo, succoso, con la crosticina esterna perfettamente sigillata e un interno che si scioglie al morso. Il burro che si scioglie con il calore della carne è poesia. Il grano, rustico e fragrante, accompagna senza invadere, completando il tutto.

Filetto con burro di montagna, erbe eromatiche e grano cotto
A seguire, un piatto che ha sorprende: filetto di maiale con salsa all’albicocca e cardamomo, vermut e pepe affumicato al legno di melo. Una combinazione audace e raffinata, in cui dolcezza e note speziate si rincorrono in un equilibrio che conquista a ogni boccone accompagnando la delicata e gustosa carne di maiale.

Maiale con salsa allalbicocca e cardamomo, vermut e pepe affumicato al melo
Come contorno per restare nella scia della tradizione contadina irpina ordiniamo delle patate cotte sotto la cenere. Deliziose....

Patate cotte sotto la cenere
La cena si conclude con due dessert che lasciano il segno. Il primo è una pesca “baciata”, farcita con una crema al mascarpone e completata da una sbriciolata di brutto ma buono. Fresca, cremosa, con quella croccantezza finale che stuzzica il palato.

Pesca braciata con crema di mascarpone e crumble di Brutto ma Buono
Il secondo dolce è una rivisitazione del classico “fiordifragola”, trasformato in una coccola elegante, golosa ma mai eccessiva, in perfetto equilibrio tra ricordo infantile e “fine dining”.

Il Fiordifragola con fragole braciate
Gradito omaggio della casa un sorbetto al lime e “pulieo”, una mentuccia aromatica che cresce spontaneamente e che viene usata in Irpinia (e anche nella zona di Grottaminarda) per dare sapore a sughi e paste fresche.

Il sorbetto con lime e pulieo
A suggellare questa esperienza golosa, scegliamo di accompagnare i dessert con due bicchierini di cognac alla pera Williams firmato François Peyrot. Un distillato elegante e avvolgente, dove le note calde del cognac si intrecciano con la dolcezza della pera matura. Un sorso vellutato, profumato, che personalmente adoro. Una sorta di perfetto e caldo abbraccio virtuale che prolunga il piacere e ci accompagna lentamente verso la fine del viaggio.
Per la nostra cena questa cena da Rocco Caggiano spendiamo poco meno di 80 euro a persona. Un conto assolutamente coerente con la qualità della proposta gastronomica, la selezione delle materie prime e l’unicità della location. Qui non si tratta solo di cenare fuori, ma un di vivere un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, e che lascia un ricordo vivo, sincero.
Rocco Caggiano è un luogo in cui la memoria si fonde con la materia, dove ogni piatto nasce dal rispetto per il territorio e dalla voglia di offrire qualcosa di autentico. Qui, la brace è un linguaggio antico e la cucina diventa racconto, emozione, appartenenza. Fantastici gli antipasti che esaltano le verdure del territorio, sublimi i crudi e le tartare per non parlare dei salumi. La carne poi è il cuore di questo luogo unico. Rocco Caggiano non è solo un locale ma è una sorta di filosofia gastronomica, una dichiarazione d’amore per la cucina fatta con rispetto e passione, un posto dove ogni dettaglio ha un significato, dove ogni piatto racconta una storia, e dove il fuoco – elemento antico e potente – diventa poesia da raccontare. Che tu sia amante della carne, della buona cucina, o semplicemente in cerca di un posto speciale in cui sentirti a casa, Grottaminarda ti regala questo piccolo Tempio del gusto. E una volta scoperto, sarà difficile non volerci tornare. Garantiamo noi…
Rocco Caggiano
Corso Vittorio Veneto n.320
Grottaminarda (Av)
Tel. 351 753 2244
Visita il sito web di Rocco Caggiano
Siamo tornati all’Hosteria Le Gourmet a Sperone, una piccola gemma incastonata al confine tra Irpinia e Nolano, idealmente sospesa tra due territori ricchi di storia e tradizioni. Questo territorio mi ha sempre affascinato: un crocevia millenario di culture e sapori, dove anche la gastronomia racconta un’identità doppia, profondamente legata sia all’entroterra irpino che all’anima autentica del napoletano.

Hosteria Le Gourmet. Sperone - Insegna esterna
L’Hosteria Le Gourmet è uno di quegli indirizzi che porto nel cuore. Qui il tempo sembra rallentare, e ogni visita si trasforma in un’esperienza di accoglienza e gusto. Il merito è di Peppino Caramiello – oste appassionato, cacciatore instancabile di bontà (come ama definirsi sui social) – che ha costruito, con dedizione e visione, un luogo dove ci si sente davvero a casa. La sua attenzione maniacale per le materie prime, sempre selezionate con cura, è la base di una proposta gastronomica che fonde tradizione e creatività in maniera sorprendentemente armonica. In cucina, lo chef Marco del Giudice – che ho il piacere di seguire da anni – continua ad evolversi con coerenza e passione. I suoi piatti sono un concentrato di tecnica, sensibilità e profondo rispetto per la stagionalità dei prodotti e delle materie prime. Supportato da una brigata affiatata, Marco riesce ogni volta a regalare emozioni autentiche nel piatto. In sala, la presenza elegante e professionale di Felicia De Gennaro aggiunge ulteriore valore all’esperienza: sempre cordiale, attenta, preparata. Anche la location ha il suo fascino. L’Hosteria Le Gourmet si trova infatti in un palazzo dei primi del ’900, sapientemente restaurato con tre sale accoglienti, di cui una dedicata alle degustazioni, due camini che scaldano l’atmosfera nelle stagioni fredde e, nella bella stagione, un piccolo spazio esterno dove poter cenare sotto le stelle. Questo è uno dei miei luoghi dell’anima, un luogo che mette insieme storia, gusto e accoglienza.
Arriviamo puntuali, accolti dal sorriso di Peppino che ci accompagna al nostro tavolo. Il menù – presentato in sala ma anche condiviso settimanalmente sui canali social – segue una formula vincente: antipasto Le Gourmet di quattro portate, quattro primi, quattro secondi e tre dessert. Una proposta che cambia con regolarità, adattandosi al ritmo della natura e alla disponibilità dei prodotti selezionati. Nulla è lasciato al caso: ogni piatto nasce da un confronto costante tra Peppino e lo chef Marco, un’alchimia che si traduce in una cucina sincera, stagionale, viva. Si comincia – come da tradizione – con l’aperitivo di benvenuto. E che benvenuto! Ad aprire le danze, un calice di bollicine per stuzzicare il palato. Poi tocchetti di pan brioche con burro e alici: un classico intramontabile, qui giocato sulla rotondità del burro e la sapidità viva delle alici, adagiati su un pan brioche soffice e fragrante.

Tocchetti di Pan Brioche con burro e alici
Tartellette con mousse di mortadella e pistacchio: elegante nella presentazione, golosa nell’equilibrio tra la dolcezza della mortadella e la nota tostata del pistacchio.

Tartelletta con mousse di mortadella e pistacchio
Involtini di pasta brick con cremoso ai funghi: croccante fuori, vellutato dentro, con il gusto deciso dei funghi che avvolge il palato quasi come in un abbraccio.

involtini di pasta brick con cremoso ai funghi
Per accompagnare il nostro pranzo, scegliamo due calici di Rosato Riserva IGT “Cerasa” di Michele Calò – un’etichetta salentina davvero interessante. Ottenuto da uve Negroamaro in purezza, questo vino si presenta con un suggestivo colore rosa corallo. Il naso è un invito al viaggio: frutti rossi, erbe aromatiche mediterranee, leggere sfumature speziate. Al sorso è fresco, armonico, con una struttura ben definita che sostiene tutto il pasto.

Cerasa Rosato Salento IGP di Michele Calò & figli
Entriamo nel vivo con il percorso degli antipasti Le Gourmet: quattro portate che compongono un piccolo itinerario tra ingredienti del territorio, tecnica e memoria. Si comincia con un mantecato di baccalà arricchito da peperoni, aglio orsino e nocciola. La consistenza è setosa, la dolcezza del peperone bilancia la sapidità del pesce, mentre l’aglio orsino dona un tocco erbaceo delicato e la nocciola aggiunge la nota finale croccante.

Baccalà mantecato con peperoni, aglio orsino e nocciola avellana
Segue un tortino di patate con alici, salsa al burro e limone su un letto di spinaci: un piatto armonioso, equilibrato, in cui la sapidità delle alici viene magistralmente smorzata dalla cremosità del burro e dalla freschezza agrumata del limone. Il risultato? Il Paradiso in terra….

Tortino di patate con alici, spinaci e salsa al burro e limone
La terza portata è una rivisitazione raffinata della melanzana a “scarpone”: sulla melanzana ci sono la polpa saporita, spuma leggera di provola e pomodorini infornati. Un gioco di temperature e consistenze, dove ogni elemento ha un ruolo preciso, contribuendo a costruire un gusto pieno e profondo.

Melanzana a scarpone con provola e pomodorini
A chiudere questo quartetto di antipasti, arriva un mini bun farcito con girello, salsa tonnata e sedano croccante. Il pane è soffice e leggermente tostato, il girello tenero, la salsa tonnata cremosa e ben equilibrata, mentre il sedano aggiunge quella nota fresca e croccante che rinfresca il palato.

Mini bun con girello, salsa tonnata e sedano croccante
Si prosegue con i primi, optiamo per il risotto con pesto biologico, gamberi rossi, limone candito e pistacchi. Questo risotto è un piccolo capolavoro di equilibrio. La mantecatura è impeccabile, la dolcezza del gambero trova contrasto nella sapidità controllata del pesto, mentre il limone candito regala quella nota agrumata e viva che illumina il piatto.

Risotto con pesto bio, gamberi rossi, limone candito e pistacchi
L’altro primo è un inno alla golosità: spaghetti cacio e pepe con menta e cozze. Cremosi, profumati, avvolgenti, sorprendono per la loro armonia. La base classica viene arricchita dal battuto di cozze, che conferisce sapidità marina senza mai risultare invadente, mentre la menta aggiunge freschezza e profondità. Gran piatto davvero. Chapeau!

Spaghetti cacio e pepe, menta e cozze
Non resistiamo alla tentazione di assaggiare anche un secondo, da condividere. La scelta cade sul filetto di tonno scottato, accompagnato da cipolle declinate in più consistenze e da una mayo artigianale. Il tonno, dalla cottura precisa, mantiene tutta la sua succosità; le cipolle giocano con le diverse sfumature del dolce e dell’acidulo, mentre la maionese “hand made” lega e valorizza il tutto senza coprire nulla. Un secondo piatto di grande personalità che gioca su un matrimonio ormai consolidato quello tra tonno e cipolla.

Trancio di tonno scottato con cipolla in varie consistenze, mayo e fiocchi di sale
Chiudiamo il nostro pranzo con un buon caffè e un piccolo giro di liquorini alle erbe, perfetti per accompagnare le chiacchiere finali e godersi ancora un po’ l’atmosfera calda e rilassata dell’Hosteria Le Gourmet. Il conto? Poco meno di 50 euro a persona. Un rapporto qualità-prezzo davvero eccellente, soprattutto se si considera la qualità delle materie prime, la tecnica in cucina, l’accoglienza impeccabile e il piacere complessivo dell’esperienza.
Tornare all’Hosteria Le Gourmet per me è sempre un piacere che si rinnova. È uno di quei luoghi dove torno sempre con piacere e dove la cucina racconta storie, dove ci si sente coccolati, dove la tradizione si intreccia con la creatività in modo naturale e mai forzato. Gli antipasti dell’Hosteria sono imbattibili. Il tortino di patate con alici, salsa al burro e limone su un letto di spinaci è paradisiaco, il risotto con pesto, gamberi, limone candito e pistacchi conquista, gli spaghetti cacio e pepe con menta e cozze restano nella memoria. Il servizio è professionale ma informale. Corretto il rapporto qualità-prezzo. Peppino Caramiello e lo chef Marco del Giudice hanno costruito un’identità solida, fatta di passione, competenza e amore per il territorio. L’Hosteria Le Gourmet a Sperone si conferma nella nostra guida sul web quelli che sono gli indirizzi da non perdere. Complimenti e alla prossima….
Hosteria Le Gourmet
Via Ferrovia n.28
Sperone (Av)
Tel . 338 215 46 56
Visita la pagina Fb dell’Hosteria Le Gourmet
Nel cuore della Valle Caudina, ai piedi del Monte Taburno, c’è un indirizzo che per noi ha ormai il sapore delle certezze. È il Ristorante Rovy di Daniele Roviezzo, tappa fissa ogni volta che siamo a Montesarchio. Amiamo la cucina dello chef e patron Daniele Roviezzo, un mash – up quasi perfetto di tradizione e visione contemporanea. La location è sobria ma al contempo moderna, il locale si presenta spazioso, essenziale, con un arredo sobrio, quasi austero, c’è anche un gradevole giardino esterno con un dehors dove è possibile pranzare o cenare durante la bella stagione. Abbiamo apprezzato poi la porzione di cucina a vista ben visibile dalla sala ed è un piacere osservare lo chef e la sua brigata all’opera: gesti precisi, organizzazione. Questo denota un grande rispetto e amore per il lavoro e per gli ospiti. L’accoglienza è calorosa, ci accomodiamo al nostro tavolo e come sempre guardiamo le proposte in carta. Si può optare per il menù degustazione, oppure scegliere alla carta. Il menù comprende sia proposte di mare che di terra, dai crudi alle proposte denominate il mare sui fornelli. A seguire i primi, i secondi e i dessert. Insomma un menù ben concepito ed in grado di venire incontro alle esigenze di tutti. In attesa di ordinare si comincia con i profumi del forno, il benveuto dello chef arriva sotto forma di pane artigianale, grissini handmade e cracker profumati e fragranti.

I pani
Da bere per accompagnare il nostro pranzo, ordiniamo un vino rosato. Restiamo nel Sannio e scegliamo il Regina Sofia sui lieviti dell’azienda Mustilli di Sant’Agata de’ Goti: un rosato ottenuto da uve di aglianico in purezza. Questo vino ha una particolarità quasi unica: la fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata per due settimane, poi c’è la rifermentazione in bottiglia. Questo spiega la presenza di lieviti naturali sul fondo della bottiglia. Agitato prima del servizio, ha rivelato profumi intensi di frutta rossa, sentori floreali e cenni agrumati. Naturale, schietto, con un grado alcolico basso, questo rosato è perfetto per il nostro pranzo di mare da Rovy. Come antipasti optiamo per due piatti di mare ben strutturati e convincenti: la parmigiana di pesce spada con provola affumicata, adagiata su una crema di pomodoro giallo sorprende per delicatezza e armonia. Questà è una originale rivisitazione di un classico che conquista per l’equilibrio tra la nota affumicata della provola, la dolcezza del pomodoro giallo e la sapida consistenza del ripieno di pesce spada. Very good….

Parmigiana di pesce spada con provola affumicata su crema di pomodorino giallo
Il Calamaro scottato, servito con patate viola, crema alla rucola e formaggio brie si presenta come una tela colorata, da un punto di vista visivo è un piatto intrigante. Come concetto poi l’abbinamento degli ingredienti è centrato e perfetto, con una combinazione di sapori e colori che si rincorrono senza mai sovrapporsi.

Calamaro CBT scottato con patata viola con fonduta di formaggio Brie e crema alla rucola
I paccheri con pescatrice, vongole veraci, pomodorini e rucola è elegante e fresco. Fatto come Dio comanda, un piatto dove il mare è protagonista assoluto. Perfetta la cottura della pasta, di grande qualità la materia prima, i tocchetti di pescatrice erano meravigliosi.....a chiudere il cerchio la rucola e il gusto rotondo e dolciastro del pomodorino. Chapeau !

I paccheri con pescatrice, vongole veraci, pomodorino e rucola
La Chitarrina con baccalà, peperoncini del fiume e pomodori secchi è celestiale. Fantastica la pasta (fatta a mano). Inconsueto ma quasi orgasmico l’abbinamento del baccalà con i pomodorini verdi in un equilibrio di sapori e profumi riuscitissimo. Ci siamo innamorati di questo piatto che anche da solo vale il viaggio qui da Rovy. Rivelazione......

Chitarrina al baccalà con peperoncino di fiume e pomodorino secco
Anche con i secondi seguiamo le onde del mare… il salmone biologico cotto a bassa temperatura, servito con una finissima di finocchi e ravanelli e una geleè al limone è essenziale e ben fatto. Ottima materia prima, ideale per chi ama le cotture delicate e precise.

Salmone Biologico CBT con finissima di finocchi, ravanello e geleè al limone
Un po’ più vezzosa la fritturina di gamberi e calamari, accompagnata da verdure in pastella: croccante, con un fritto asciutto, non unto e saporita. Un grande classico eseguito in modo impeccabile, grazie ad una materia prima eccellente e ad una pastella super.

Frittura gamberi e calamari con verdure in pastella
Chiudiamo con un dessert: un tiramisù della casa da dividere. Una dolce coccola che ci è piaciuta. Il finale ideale per un pranzo di sostanza e misura. Chiudiamo con un giro di amari, un caffè ed infine chiediamo il conto.

Tiramisù
Paghiamo per il nostro pranzo poco più di 55 euro a persona. Abbiamo trovato assolutamente corretto il rapporto qualità prezzo e comunque commisurato alla qualità delle materie prime, alla cura e al livello della proposta di cucina.
Rovy Ristorante è una certezza. Qui, in un ambiente moderno, essenziale, rilassato trovi una cucina di assoluto livello con proposte sia di terra che di mare realizzate con materie prime e prodotti di assoluta qualità. Quella dello chef Daniele Roviezzo è una cucina convincente, un compendio di tradizione e visione contemporanea. Da non perdere la parmigiana di pesce spada con provola affumicata con il suo equilibrio, tra i primi i paccheri con pescatrice, vongole veraci, pomodorini e rucola sono spaziali, ma con la chitarrina con baccalà, peperoncini del fiume e pomodori secchi raggiungiamo livelli altissimi. La chitarrina anche da sola vale il viaggio.Ottimi i dolci. La carta dei vini è ben studiata e concepita con la presenza di numerose etichette campane e diverse fuori regione. Il servizio è professionale ma informale e veloce. Decisamente corretto il rapporto qualità – prezzo e comunque adeguato alla proposta di cucina e all’ambiente. Rovy Ristorante a Montesarchio si conferma alla grande nella nostra guida sul web tra quelli che sono i ristoranti da non perdere. Complimenti a Daniele Roviezzo e al suo team.
Rovy Ristorante
Via Fizzo, trav. Via Ciaolilli 26/a
Montesarchio (Bn)
Tel. 0824834217
Visita il sito web di Rovy Ristorante
Ci troviamo a Ceppaloni, nella frazione di Beltiglio, a pochi chilometri da Benevento. Qui, immerso in una natura ancora schietta e generosa, c’è il Ristorante A Casa di Dionisio, luogo che abbiamo già visitato diverse volte in passato, ma è sempre bello tornare. Certi indirizzi, certi luoghi devono essere ascoltati, vissuti nel tempo, nelle stagioni, nei piatti che cambiano con coerenza e anima. A Casa di Dionisio è un luogo dove il tempo sembra rallentare, dove si respira una familiarità vera, sincera non costruita, e dove la cucina racconta il territorio in modo originale. All’esterno c’è un ampio giardino curato, durante la bella stagione è il palcoscenico ideale per pranzi, cene d’atmosfera o aperitivi che sanno valorizzare la fornita carta dei vini e le proposte della cucina. Gli interni si dividono in due ambienti distinti, entrambi caldi e materici, dominati da legno, cotto, pietra viva. L’arredo è un mix tra il rustico e lo shabby, coerente con l’identità del posto.
A fare gli onori di casa c’è Dionisio Mignone che conosciamo da anni e apprezziamo per la sua ospitalità e profonda conoscenza dei prodotti e dei vini. Diamo uno sguardo al menu davvero molto interessante, si sono due menù degustazione “A Casa" e degustazione “Mare”, poi i salumi e i formaggi, gli antipasti, i primi e i secondi, con tanti prodotti locali di eccellenza come salumi e formaggi del Sannio, il tartufo nero estivo e una carne meravigliosa. Noi ordiniamo alla carta e in attesa di scegliere ci concediamo un aperitivo con bollicine e una meravigliosa salsiccia al flambè.

Salsiccia al flambè
Una salsiccia “povera”, piccante, stagionata 15 giorni, affumicata e scottata alla fiamma con alcol e ribes. Fantastica.

Tocchetti di salsiccia al flambè
La accompagniamo con due calici di Tener Brut di Banfi, ottenuto da uve Sauvignon e Chardonnay, uno spumante ottenuto con il metodo Charmat, molto gradevole con note di frutta, sentori floreali e ben equilibrato.

Tener Sauvignon - Chardonnay di Banfi
Ecco poi le Popettine di tonno con senape al miele. Delicate e aromatiche.

Polpette di tonno con senape al miele
Con le successive proposte otpiamo per un bianco irpino, a parer nostro una delle massime espressioni del territorio, il Fiano di Ciro Picariello, di un bel colore giallo paglierino, connote erbacee e floreali, al palato corposo e armomatico, davvero un grande vino. Ordiniamo poi il fiore di zucca ripieno con gamberi, pane e zucchine, panato e fritto su crema di zucchine. Un piatto che racconta in modo originale l’Estate, con il ripieno di gambero che esalta il fiore di zucca in un gioco di consistenze diverse, il tutto esaltato dalla delicata crema di zucchine.

Fiore di zucca ripieno con gamberi, pane e zucchine, panato e fritto su crema di zucchine
E’ il momento dei primi. I Tubetti cacio e pepe con baccalà mantecato sono buonissimi e delicati. Davvero azzeccato l’abbinamento con il mantecato di baccalà che stempera la “verve” del cacio e pepe.

Tubetti cacio e pepe con baccalà mantecato
I tagliolini freschi all’uovo con tartufo nero estivo e formaggio sono una solida certezza. Uno dei “must” del Ristorante a Casa di Dionisio. Semplicemente deliziosi.

Tagliolini freschi all'uovo con tartufo nero estivo e formaggi
Gustiamo anche un secondo e scegliamo la cotoletta di tonno con pomodorini, scarola croccante, mayo al prezzemolo, fragole e cipolla in agrodolce. Altro piatto che ci ha convinto. Il tonno era eccezionale…

Cotoletta di tonno con pomodorini, fragole, scarola croccante, mayo al prezzemolo e cipolla in agrodolce
Come contorno gustiamo una squisita zucca marinata con aglio, olio Evo del Sannio e origano di montagna, un profumo che non ti dico! In questo piatto c'è l'anima contadina che è sempre un piacere ritrovare...

Zucca in agrodolce con aglio, olio Evo e origano di montagna
Chiudiamo con il dolce. I cantuccini artigianali sono sempre graditi.

Cantuccini artigianali
Ma il tortino (freddo) di ricotta di pecora con cuore di pistacchio e caramello salato ha il suo perché, e l’equilibrio tra il dolce e il salato esalta questo dessert.

Tortino di ricotta di pecora con cuore di pistacchio e caramello salato
Ci concediamo un giro di amari e terminiamo la nostra cena. Abbiamo pagato 55 euro a persona. Assolutamente corretto il rapporto qualità - prezzo.
A Casa di Dionisio è una garanzia. Spesso e volentieri torniamo qui, perché adoriamo l’atmosfera che si respira, qui il tempo rallenta, i sapori si raccontano da soli e ogni piatto è un invito a riscoprire il valore dell’accoglienza vera. Le proposte di cucina della chef Adriana Pawlick e della sua brigata sono una sinfonia che esalta le materie prime locali e i prodotti del territorio (carni e tartufo locale su tutti), ma ci sono anche valide proposte di pesce, piatti che vedono abbinamenti creativi e originali. Da non perdere la salsiccia al flambè e le carni ma tra i piatti che meglio raccontano l’anima di A Casa di Dionisio, impossibile non citare il tagliolino fresco all’uovo con tartufo nero estivo e formaggio: un’autentica espressione di territorio, tecnica e passione. Questo è il manifesto della cucina di Dionisio: schietta, identitaria, mai banale. Dionisio Mignone poi è un perfetto padrone di casa. Il servizio è attento e informale. Curatissima la carta dei vini e dei distillati (c’è addirittura una meravigliosa carta dei Gin). A Casa di Dionisio a Ceppaloni è una tappa che consigliamo senza riserve a tutti i nostri lettori in cerca di autenticità e gusto vero, e si conferma nella nostra guida sul web tra i migliori ristoranti.
A Casa di Dionisio
Contrada Masseriola n. 11
Ceppaloni - Frazione Beltiglio (Bn)
Tel. 0824 46574
Visita la pagina Fb del Ristorante A Casa di Dionisio
Siamo tornati nella meravigliosa Irpinia, terra che non smette mai di stupirci con i suoi sapori autentici e una cultura enogastronomica profondamente radicata. Siamo ad Ariano Irpino al Ristorante La Pignata, uno degli indirizzi storici della ristorazione irpina. Noi qui veniamo spesso e volentieri. Questo è un luogo che rappresenta un punto fermo per chi ama la cucina che racconta il territorio ma con una visione contemporanea. Il locale è intimo e gradevole, accoglie l’ospite con un’atmosfera calda e conviviale, un bel gioco di luci e un giusto equilibrio tra stile, raffinatezza e calore rustico. Anche la mise en place è essenziale ma curata. A riceverci con la sua proverbiale gentilezza c’è Ezio Ventre, appassionato e competente padrone di casa, grande conoscitore di vini – con un occhio di riguardo per le etichette bio – e di tutto ciò che il territorio ha da offrire, dalle birre artigianali ai distillati.

Ristorante La Pignata. Ariano Irpino - Particolare interno
Nell’attesa di esplorare il menù, abbiamo scelto di iniziare con un elegante vino bianco tedesco che ci ha consigliato Ezio, Weingut Stein – Traubenflusterer, un bianco sorprendente ottenuto in prevalenza da uve Riesling, con una fermentazione spontanea e affinamento in acciaio, il risultato è un vino corposo pur essendo un bianco, con piacevoli note minerali, sentori di frutta ed erbacei. Letteralmente Traubenflusterer tradotto significa "colui che sussurra all’uva" e testimonia il grande rispetto di Ulli Stein nei confronti delle vigne, il suo vino è il frutto di una filosofia tutta naturale. Ottima scelta davvero.

Vino bianco Traubenflüsterer di Ulli Stein
In attesa degli antipasti, arriva in tavola un piccolo rito irpino: pane e olio.

Pane di Ariano e olio Evo di Ravece
Il fragrante pane di Ariano Irpino, compagno perfetto per esaltare un eccellente olio extravergine monocultivar di Ravece bio Negutta dell’Azienda Agricola Giacobbe Anna Maria, che si rivela subito un protagonista con la sua intensità equilibrata e i sentori erbacei. E ancora ecco dei tarallini ai cereali ed alla cipolla.

Olio Evo Monocultivar Ravece Negutta dell'Azienda Agricola di Giacobbe Anna Maria
E che dire dei tranci di pizza artigianali appena sfornati? Sapori di una volta…..

Tranci di pizza artigianali
Ma è con gli antipasti che La Pignata inizia davvero a raccontarsi. Cominciamo con il baccalà mantecato, gazpacho di pomodorino, sedano, cipolla caramellata, fagiolini, olio Evo, mollica di pane fritto al basilico, polvere di olive nere e chips di pasta fillo. Il baccalà è perfettamente equilibrato, lavorato a regola d’arte servito su un gazpacho di pomodorini che dona freschezza, con sedano croccante, cipolla caramellata, fagiolini freschi, olio extravergine e una polvere di olive nere che aggiunge profondità. A completare la chip sottile di pasta fillo, che crea un contrasto piacevolissimo tra cremosità e croccantezza.

Baccalà mantecato con gazpacho di pomodorino, sedano, cipolla caramellata, fagiolini, olio Evo, polvere di olive nere e chips di pasta fillo
Poi arriva lui: il pancotto all’Arianese fatto con verdure, una versione elevata di un piatto della tradizione contadina, che qui si veste di una golosità quasi ancestrale: aglio, olio, peperoncino, pancetta di lardo e peperoni cruschi disegnano un’armonia intensa, rustica, ma al contempo elegante. Un vero e proprio inno al territorio, potente e sincero. Questo a parer mio è un piatto iconico del Ristorante la Pignata, da non perdere…

Pancotto all'Arianese di verdure, aglio, olio e peperoncino con pancetta di lardo e peperoni cruschi
Non da meno il terzo antipasto che gustiamo, un piatto che sorprende per tecnica e creatività: un carciofo “al contrario”, che cela un cuore tenerissimo, un soufflè di carciofi in crosa di pane e viene servito su una crema di patate e formaggio completato da sottili listarelle di culatello artigianale, carciofini sfritti e fonduta di parmigiano. Il risultato? Una poesia di sapori, dove gli ingredienti si incontrano in un abbraccio perfetto ed ogni elemento ha il suo perché.

Carciofo al contrario
Per i primi piatti, la Pignata conferma la sua capacità di fondere tradizione e creatività con eleganza e gusto. La nostra scelta ricade sulle trenette all’uovo alla Nerano, “a modo mio”: una rilettura personale e riuscitissima di un grande classico, qui proposta con crema di zucchine, fiori di zucca, pomodorini dolci e succosi, stracciatella freschissima e una spolverata di pistacchio salato. Ogni forchettata è un crescendo rossiniano: sapori pieni, ma ben calibrati, un equilibrio perfetto tra la dolcezza delle zucchine, la cremosità della stracciatella e la nota croccante e sapida del pistacchio. Un piatto che racconta l’Estate ma lo fa in modo creativo ed originale.

Trenette alluovo alla Nerano a modo mio con crema di zucchine, fiori di zucca, pomodorini, stacciatella e pistacchio salato
I fusilli irpini con crema di spinaci, pinoli tostati, zest di limone e bottarga sono sorprendenti, un connubio originale, che gioca su contrasti ben dosati. La delicatezza degli spinaci incontra la nota tostata dei pinoli, la freschezza del limone e l’intensità sapida della bottarga, il tutto legato da una mantecatura perfetta. Un piatto equilibrato e raffinato, che dimostra come anche ingredienti semplici possano dare vita ad una vera sinfonia quando sono trattati con cura, amore e perizia.

Fusilli iprini con crema di spinaci, pinoli, zest di limone e bottarga
Per il secondo, abbiamo scelto di condividere una portata: coscetta di faraona cotte a bassa temperatura, servita con patate e peperoni su una crema di peperoni che ne esalta la dolcezza naturale. La carne è tenerissima, succosa e perfettamente insaporita, mentre la base cremosa aggiunge rotondità al piatto senza coprirne le sfumature. I peperoni, protagonisti discreti ma fondamentali, fanno da filo conduttore in un piatto che soddisfa i sensi nel solco della tradizione.

Coscetta di faraona cotta a bassa temperatura con peperoni e patate
A concludere il nostro pranzo ci servono dei cantuccini artigianali serviti con fonduta di cioccolato, un grande classico rivisitato con eleganza, dove il contrasto tra la croccantezza del biscotto e la cremosità intensità del cioccolato crea un perfetto gioco di consistenze.

Cantuccini artigianali e fonduta di cioccolato
Proseguiamo con due piccole millefoglie farcite con crema chantilly e amarene, leggere, fragranti, equilibrate, un dessert che sa di domeniche italiane e di buone mani in cucina.

Mini Millefoglie con crema chantilly e amarene
Infine, chiudiamo con un cannolo di pasta fillo ripieno di crema chantilly, macedonia fresca e servito con un sorbetto al lime: un dolce fresco, estivo, ben costruito, che pulisce il palato e lascia una piacevole sensazione di leggerezza.

Cannolo di pasta fillo con crema chantilly, macedonia e sorbetto al lime
Per il nostro pranzo alla Pignata abbiamo pagato 60 euro a persona. Assolutamente corretto il rapporto qualità-prezzo se consideriamo il contesto ed il livello della proposta gastronomica.
Il Ristorante La Pignata è una certezza assoluta, vero baluardo della ristorazione irpina, che nel tempo si è evoluto, senza mai tradire le radici ed il territorio. La Pignata è un viaggio nella memoria gastronomica dell’Irpinia, raccontata con sensibilità contemporanea. L’accoglienza calorosa di Ezio Ventre e di tutto il team, la cura dei dettagli, la qualità degli ingredienti e la capacità di reinterpretare la tradizione senza snaturarla, fanno di questo luogo un punto di riferimento sicuro. Le proposte di cucina sono eccellenti e seguono il ritmo e lo scorrere delle stagioni. Ottimi gli antipasti, il Pancotto all’Arianese è un piatto iconico che non puoi non provare se vieni qui, il "carciofo al contrario" è sorprendente. Tra i primi le trenette all’uovo alla Nerano, “a modo mio” sono una reinterpretazione riuscitissima di un grande classico. Fantastica la coscetta di faraona cotta a bassa temperatura con peperoni e patate. Molto fornita e curata la carta dei vini con etichette bio ed anche vini stranieri. Ho trovato giusto il rapporto qualità - prezzo e comunque coerente con l’ambiente ed il tipo di proposta gastronomica. Nota di merito per il servizio, professionale e veloce. La Pignata ad Ariano Irpino si conferma nella nostra guida sul web tra i migliori ristoranti. Da provare e riprovare…..
Ristorante La Pignata
Viale dei Tigli n.7
Ariano Irpino (Av)
Tel. 0825 87 25 71
Visita il sito web del Ristorante La Pignata
Non è la prima volta che veniamo da Benvenuti A Bordo a Pomigliano D’Arco, sono diversi anni che seguiamo l’evoluzione di questo ristorante che oggi rappresenta a parer nostro una certezza, garanzia di qualità, gusto e cura dei dettagli. Benvenuti a Bordo con le proposte dello chef Andrea Vespro è una vera e propria oasi dedicata alla cucina di mare, interpretata con eleganza ed un pizzico di creatività in una città come Pomigliano d’Arco, ormai celebre per la sua effervescente scena gastronomica.
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Benvenuti a Bordo. Pomigliano D'Arco - Insegna Esterna
La location è senza dubbio un altro dei punti di forza di Benvenuti a Bordo. Un piccolo giardino ordinato e curatissimo, che trasmette un senso di quiete quasi orientale, accoglie gli ospiti prima ancora di varcare la soglia del locale. All’interno ci sono due ambienti ben distinti: uno luminoso, al piano superiore, impreziosito da ampie vetrate che inondano lo spazio di luce naturale; l’altro più intimo, al piano seminterrato, perfetto per un pranzo o una cena più riservata. L’arredamento è minimal essenziale e sobrio. Qui trovi semplicità quindi ma anche gusto raffinato che riflette la filosofia del locale. Durante la bella stagione il dehors esterno diventa il luogo ideale per godersi un pranzo o una cena all’aperto.
Diamo uno sguardo alla carta. Ci sono i crudi e le tartare, poi gli antipasti, con piatti della tradizione dalle alici fritte, al polpo all’insalata, al sautè di cozze e vongole ed intriganti proposte “fusion” come i bao con salmone in salsa teriyaki, cipolla caramellata e mayo, il salmone scottato con chimichurri semi piccante, la tegolina di patate con tartare di mazzancolle locali e gel al limone, la pinsa romana con pomodorini secchi, pesto di basilico e tartare di tonno e i tacos con cotoletta di tonno, parmigiana e pesto di basilico. Ci sono poi i primi che sono caratterizzati il più delle volte dall'incontro di terra e mare, i secondi e i dessert. In attesa di ordinare, prendiamo da bere una minerale e una bollcina italiana, un bel prosecco Millesimato La Casada, un vino bianco extra dry ottenuto da uva glera con un bel colore giallo paglierino, al palato è asciutto con sentori di frutti a polpa bianca. Sarà il nostro compagno per il pranzo a base di pesce da Benvenuti a Bordo.

La Casada Prosecco DOC Extradry Millesimato
Prima degli antipasti ci siamo lasciati coccolare sin dall’inizio da irresistibili frittelline di alghe, fragranti e profumate, nota di merito per il fritto asciutto, leggero e non unto.

Frittelline di alghe
Ecco un baluardo della tradizione, il polpo all’insalata, qui da Benvenuti a Bordo è spaziale, morbido, profumato, condito in modo perfetto e bilanciato.

Polpo all'insalata
I Tacos con cotoletta di tonno, parmigiana di melanzane e pesto di basilico sono sorprendenti, un riuscitissimo mix di terra e mare con un tocco di Messico che rende il piatto davvero “wow”.

Tacos con cotoletta di tonno, parmigiana di melanzane e pesto di basilico
Tra i primi nota di merito per gli spaghettoni con vongole veraci. Meritano l’Oscar, semplicemente fantastici, perfettamente al dente e con un equilibrio di sapori che conquista al primo boccone, cremosi, profumati, sapidi il giusto e generosi nella porzione, grazie anche alle voluttuose, abbondanti e gustose vongole veraci.

Gli spaghettoni con vongole veraci
Altra standing ovation per il risotto alla Pescatora dello chef Andrea Vespro. Spesso quando vengo qui a pranzo o a cena, ordino il risotto, ed il motivo è chiaro ed evidente: mantecato alla perfezione, cremoso, saporito e opulento e ricco di "mare". Niente da aggiungere, solo applausi convinti.

Risotto alla pescatora
Come secondo, abbiamo scelto una tagliata di tonno scottato con peperoncini verdi spadellati, patate al forno e scaglie di caciocavallo: un sorprendente negli accostamenti, che gioca con contrasti ben riusciti. Altro matrimonio d’amore tra mare e terra. Prendiamo come contorno delle patate fritte fresche….

Tagliata di tonno scottato con peperoncini verdi spadellati patate al forno e scaglie di caciocavallo
Per concludere, un fresco sorbetto al limone che ha chiuso in leggerezza il nostro pranzo e un giro di amaro Jefferson. Il conto finale è stato di 60 euro a persona, un prezzo corretto se proporzionato alla qualità delle materie prime, alle proposte dello chef, alla cura nella preparazione e all’ambiente in cui si viene accolti.
Benvenuti a Bordo è un indirizzo perfetto per chi cerca una cucina di mare curata, in un contesto elegante ma non pretenzioso. Ci torno spesso e volentieri per gustare le proposte del talentuoso chef Andrea Vespro. La location è curata e sobria, nota di merito per il giardino dal sapore quasi zen. La materia prima è di qualità, il pesce è fresco. Le proposte in carta spaziano dalla tradizione alla modernità con intriganti scelte “fusion” come i bao con salmone in salsa teriyaki, cipolla caramellata e mayo o i tacos con cotoletta di tonno, parmigiana e pesto di basilico. Il polpo all’insalata è una rassicirante certezza. Tra i primi il risotto alla Pescatora crea dipendenza e anche da solo vale la visita. Fantastici e quasi “orgasmici” gli spaghettoni con vongole veraci. La carta dei vini è ben studiata e calibrata, con la presenza anche di etichette e bollicine francesi. Lo chef Andrea Vespro ormai è una garanzia e non mi delude mai. Il servizio è preciso, informale e veloce. Ho trovato giusto il rapporto qualità – prezzo. Benvenuti a bordo a Pomigliano d'Arco si conferma nella nostra guida sul web tra gli indirizzi da non perdere.
Benvenuti a Bordo
Via Giuseppe Mazzini, n.37
Pomigliano D’Arco (Na)
Tel. 081 1936 6184
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