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- Vi spieghiamo perché per noi non hanno senso

Pizza margherita
Pizza margherita

Pizze e pizzerie. Le classifiche?

- Vi spieghiamo perché per noi non hanno senso

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Amici spesso avete letto che noi siamo per principio contrari alle “classifiche”, soprattutto per quanto riguarda le pizze e le pizzerie. Fermo restando che ci sono dei dati oggettivi che portano a giudicare un locale e un prodotto di livello superiore (impasto, lavorazione, uso di ingredienti di qualità, pulizia, qualità del servizio, etc.. etc..), dal nostro punto di vista stilare delle classifiche è una cosa quasi assurda e improponibile per almeno 5 motivi:

1 – la pizza è in un certo senso arte e come ogni opera artistica o artigianale è “unica”, se tu chiedi allo stesso pizzaiolo di farti 4 margherite nell’arco temporale di un’ora, pur mantenendo un livello costante saranno tutte una diversa dall’altra.

2 – Per fare una classifica bisognerebbe analizzare tutte le pizzerie e non solo alcune o quelle che decidiamo noi. Chi può dire che in qualche angolo della città non ci sia uno che fa una pizza migliore di quelli che ho messo in classifica se non sono andato a visitarlo??

3 – Altro motivo è legato al fatto oggettivo che per giudicare e classificare le pizzerie bisognerebbe degustare lo stesso tipo di pizza, fatta con lo stesso impasto, con gli stessi ingredienti e per assurdo anche nello stesso forno.  Non si può fare una classifica e comparare chi usa farine diverse, prodotti diversi. La classifica si può fare quando si giudica TUTTI in base agli stessi parametri.

Se però l’obiettivo della classifica è giudicare la qualità dell’offerta della pizzeria (prodotto + servizio), e non la semplice perizia dell’artigiano che la propone, la classifica potrebbe avere teoricamente un senso (lo stesso delle grandi guide gastronomiche), considerato che si premierebbe chi utilizza materie prime e processi produttivi migliori e chi ha un servizio più efficiente.

4 – Tutti noi sappiamo poi (dati oggettivi a parte) che il gusto è soggettivo. Chi si prende la briga di giudicare, dovrebbe sapere benissimo che il gusto è soggettivo e magari una pizza che a lui piace meno ad un altro può piacere molto e viceversa.

In linea puramente teorica, il problema potrebbe risolversi definendo a priori (cosa praticamente impossibile) qual è lo standard di prodotto/servizio adottato e stabilendo un sistema oggettivo di attribuzione dei punteggi: tanti punti per la presentazione, tanti per la cottura, tanti per la lievitazione/sofficità dell’impasto, tanti per il servizio, tanti per la qualità degli ingredienti utilizzati per il topping, ecc. ecc. La recente, pretestuosa polemica sui “canotti” è proprio la dimostrazione lampante di come questo criterio sia discutibile: se alcuni preferiscono un cornicione gonfio e soffice ed altri una pizza con i bordi meno pronunciati, chi può avere l’autorità (o meglio la presunzione) di dire chi ha ragione? E ancora: prenderà più punti una pizzeria che presenta un menù ampio, premiando lo sforzo di chi si preoccupa di offrire una scelta in grado di soddisfare le aspettative di chiunque (compresi i celiaci o gli allergici/intolleranti a particolari ingredienti), o sarà invece premiato chi rimane ancorato alla tradizione e sfida il mercato proponendo solo margherita e marinara, secondo la più classica tradizione? E p. es. quanti punti in più dovrebbe avere un locale che presenta il proprio prodotto in piatti di porcellana e su tovagliati fini, rispetto a uno che serve magari una buona pizza, ma su piatti e tovagliette di plastica, utilizzati più volte e “puliti” con una spugnetta fra un cliente e l’altro? E come saranno valutati i servizi igienici del locale?

5 – Stilare classifiche a “tambur battente”, rischia poi di creare una competizione non costruttiva e a minare il clima di collaborazione e di solidarietà tra colleghi pizzaioli . Spesso per una manciata di “like” o per guadagnare posizioni, si ricorre al “soccorso” di consulenti ed “esperti” del settore che a volte ritroviamo a scrivere sugli stessi siti che stilano classifiche. Che coincidenza !

La pizza deve unire e non dividere. E’ questo il nostro sogno, far ragionare i pizzaioli con la loro testa e liberarli dalla “morsa” di “consulenti” che spesso si travestono da blogger e “influencer” e le classifiche le stilano o le orientano mettendoci dentro (naturalmente) i propri clienti o amici.

Capirete quindi come parlare di classifiche in fatto di pizze sia materia alquanto “scivolosa”. Una cosa è dire “ ecco le 10 migliori pizzerie di questa città” ben altra cosa è scrivere “ ecco 10 pizzerie da noi visitate, testate e consigliate per voi” (come facciamo da sempre noi del resto).

Noi prendiamo sempre posizione, in modo netto, chiaro e deciso. Lo facciamo anche stavolta NOI SIAMO CONTRO LE CLASSIFICHE. Siamo certi (perché lo abbiamo appurato sul campo) che tantissimi pizzaioli e addetti ai lavori condividono il nostro punto di vista.

Evviva la pizza, evviva i pizzaioli che con fatica, con passione e sacrifici portano avanti il loro lavoro, non per entrare in classifiche o farsi vedere sui social e fare le “star” ma per regalare “emozioni” ai propri clienti (che poi sono i veri giudici), con un prodotto di qualità e di alto livello. La pizza deve unire e non dividere. Noi ci crediamo, per questo secondo noi  le classifiche non hanno senso.



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